La collaborazione di oggi riguarda un accessorio assai importante per i "radioappassionati" degli anni 20, sempre alle prese con batterie anodiche che si scaricavano, lasciandoli spesso col ricevitore gracchiante e poi del tutto muto.
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Si tratta di un "BATTERY ELIMINATOR" costruito dalla PHILIPS inglese nel 1928. Serviva per fornire alimentazione anodica e di griglia ai ricevitori ancora sprovvisti di alimentatori interni, riducendo così la spesa di acquisto delle batterie anodiche.
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Costruito in maniera molto solida, è un parallelepipedo interamente metallico, apribile sollevando i due coperchi che rispettivamente danno accesso alla raddrizzatrice, in questo caso è giunto a me con una MARCONI U12, ed al vano un cui è contenuto il trasformatore di alimentazione, una impedenza di filtro, il blocco condensatori di filtro isolati a carta e le resistenze di caduta con cui vengono ottenute le varie tensioni.
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Nella parte frontale, in bakelite nera, troviamo le varie prese da cui prelevare le tensioni: le prime cinque in alto sono riservate alla tensioni anodiche; la prima a sinistra è il negativo e le altre quattro erogano tensioni che vanno, senza carico, da circa 70 Volts a 130.
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Le prese in basso servono alle tensioni di griglia e, combinate con le altre venti che si trovano sotto di esse, permettono di ottenere le giuste tensioni negative per moltissimi apparecchi. Il blocco di condensatori a carta, disposto tra il trasformatore è l'impedenza è di costruzione PHILIPS ed è tutt'ora in grado di filtrare bene la tensione. (93 anni, incredibile...)
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Le resistenze sono tutte a filo, avvolte su bacchette di materiale isolante e rivettate ai lati della solida struttura. Sulla parte esterna dello sportello che chiude il vano della raddrizzatrice, ci sono le istruzioni, stampate su targhetta metallica, al di sotto della quale si trova anche il numero di brevetto e la licenza di costruzione.
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Tra le altre cose, nelle istruzioni è raccomandato di tenere l'alimentatore ad una distanza di almeno 70 centimetri dal ricevitore, per evitare eventuali ronzii dati dalla presenza di trasformatori. Accanto alla raddrizzatrice troviamo anche il morsetto di terra.
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Alcune viti sono immerse in piccoli cilindri che, all'atto dell'acquisto, erano pieni di materiale bituminoso con impresso un simbolo non riproducibile e rappresentavano il sigillo di garanzia che, se rimosso, non dava più diritto a riparazioni coperte da garanzia. La valvola è una delle prime biplacca ed è ancora costruita in maniera simile a quella delle lampadine.
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Il test di funzionamento ha dato i risultati sperati e presto lo vedremo all'opera.
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Altro pezzo di storia che ha una sua collocazione nel mondo della radio che a noi piace tanto.
Paolo Pierelli