Ecco un altro piccolo pezzo di storia della radio che mettiamo a cuore aperto: si tratta della PHILIPS 936A, apparecchio risalente al 1934 e costruito o assemblato in Italia dagli stabilimenti Philips di Milano.
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Realizzato in un gradevole mobiletto di forma stondata e tipico di quel periodo, ha un circuito a reazione piuttosto semplice che impiega quattro valvole: una 1561 raddrizzatrice biplacca, una WE 30 amplificatrice finale di BF e due triodi E424N come detector e preamplificatrice di BF. La reazione è controllata tramite una bobina posta all'interno della stessa bobina di antenna e che tramite un perno di comando può essere ruotata di 180 gradi rispetto all'asse della bobina che la contiene, dosando così la quantità di segnale da reinviare alla valvola per innescare la reazione.
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Pur essendo un apparecchio modesto, ha due gamme d'onda, OL ed OM, selezionabili tramite un commutatore a tre posizioni, ben quattro ingressi di antenna di cui uno non collegato che serviva per l'ascolto dell'eventuale emittente locale e che trasferiva il segnale in modo induttivo per evitare la facile saturazione del ricevitore. Le altre prese di antenna andavano provate una ad una fino a trovare il miglior ascolto. Troviamo poi la presa FONO ed addirittura l'uscita per un altoparlante supplementare.
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Il cambio tensioni, assai macchinoso, è posto sullo stesso trasformatore di alimentazione e va regolato tramite lo spostamento di quattro lamelle da che, secondo uno schema riportato sull'indicatore fissato allo schienale, selezionavano la tensione di alimentazione. Vi assicuro che senza lo schemino è impossibile stabilire su quale tensione sia posizionato il cambiotensione. I componenti sono quasi tutti originali tranne tre condensatori ed uno dei due triodi che ho dovuto sostituire con una P164 inglese, in attesa della originale.
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La reazione innesca dolcemente e la 936 regala un ascolto molto gradevole anche con segnali deboli, purché collegata ad una buona antenna e ad una efficiente terra, come era allora raccomandato. Apparecchio apparso verso la fine dell'epoca delle scale numeriche, sembrerebbe essere antesignano delle radio popolari come le Balilla o le Roma ma di classe superiore e costruito meglio.
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Il telaio poggia su due semplici supporti in legno, avvitati al mobile tramite semplici viti a legno. E' giunto a me molti anni or sono, quasi per caso mentre curiosavo nel negozio di un venditore di mobili usati. Era in ottime condizioni, tanto da non richiedere il benché minimo intervento di restauro del mobiletto ma solo la sostituzione di tre componenti. Particolarità, togliendo lo schienale, non era possibile alimentare l'apparecchio perchè dotato di spina di sicurezza che si sfilava insieme allo schienale stesso, norme di sicurezza ante litteram...
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Mi auguro che questo piccolo e modesto apparecchio sia di interesse per gli amici appassionati.
Paolo Pierelli